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Stranieri nella regione Lazio: popolazione, lavoro, imprenditoria e welfare

Nel Lazio quella degli stranieri è una realtà strutturata che da diversi anni contribuisce in modo rilevante allo sviluppo non solo demografico ma anche economico e culturale del territorio1. Una realtà però che ancora non ha raggiunto livelli di integrazione soddisfacente, proponendo in questo modo uno scenario con luci ed ombre che introduce al tema più generale delle condizioni socio- occupazionali di questa importante coorte della popolazione e per questa via al problema più specifico della trappola dell’irregolarità, che come noto è un fenomeno che per una sua parte rilevante si associa a posizioni di svantaggio e marginalità.

La connessione tra queste condizioni (quella dell’integrazione ed inserimento socio- occupazione e quella del rischio di irregolarità) risiede nel presupposto che il percorso di integrazione si associa ad un processo di riconoscimento sostanziale della propria parità, appartenenza al territorio e diritti-doveri che ne regolano la comunità presente, rafforzando per questa via la capacità di rivendicazione del rispetto di quel sistema di regole su cui è organizzato il lavoro. In virtù di questa correlazione, là dove, a seguito del processo formale ed amministrativo di soggiorno, si realizza una condizione fragile di inserimento, inevitabilmente, si realizza anche una sostanziale condizione di svantaggio che sul piano lavorativo spesso si traduce in un peggioramento delle condizioni di lavoro fino alle situazioni di irregolarità.

Sotto questo profilo, un contributo essenziale all’inquadramento del tema è quello offerto dal CNEL che attraverso il suo VIII Rapporto “indici di integrazione degli immigrati in Italia: Attrattività e potenziale di integrazione dei territori italiani” fotografa il livello di realizzazione del percorso di integrazione degli immigrati sul territorio laziale.

Pur non entrando in questa introduzione, nel merito della metodologia ed degli indicatori scelti dall’indagine, è però rilevante evidenziare la posizione della regione rispetto alla media nazionale e rispetto ai risultati raggiunti in altri territori.

A tal riguardo, pur all’interno di un contesto nazionale che per nessuna provincia e regione descrive un potenziale complessivo di integrazione di massimo grado (cioè con valori superiori a 80, su una scala di misurazione standardizzata che va da 1 a 100), e quindi di condizioni ottimali, emerge in tutta evidenza uno spazio di recupero della regione Lazio particolarmente ampio.

Nel dettaglio, come riportato nel grafico che segue, confrontando le regioni rispetto all’indice sintetico finale rappresentativo del livello di condizione strutturale di integrazione degli immigrati, si scopre che il Lazio occupa la 14° posizione con un indice pari a 49,2, ossia, 21 punti di distanza dalla regione più virtuosa che secondo l’ultima elaborazione proposta dal CNEL ha raggiunto 70,6 punti sui 100 disponibili.

Sono quelli sin qui descritti i presupposti da cui prende avvio un’indagine – che nell’ambito del progetto affidato dalla Regione Lazio ad Italia Lavoro ”Prevenzione e contrasto: azioni mirate a rafforzare i processi di emersione del lavoro irregolare” – si è data l’obiettivo di scattare la fotografia socio-economica della presenza degli stranieri sul territorio regionale, per offrire in questo modo un apparato informativo mirato ad una coorte ad elevato rischio di irregolarità, che possa essere utile a valutare ed eventualmente implementare quella strumentazione a cui oggi la Regione Lazio ha affidato prevenzione e contrasto del fenomeno.

Per raggiungere questo obiettivo, lo studio proverà a proporre un’analisi degli immigrati su quattro macro aree tematiche: quello più generale della dimensione e caratteristiche della popolazione straniera oggi residente nella regione; quello della sua partecipazione al mercato del lavoro, degli ambiti settoriali e professionali dove oggi sono presenti gli stranieri e delle condizioni occupazionali; quello dell’esperienza imprenditoriale per diffusione e collocazione per attività economica; ed in ultimo quello del livello di realizzazione sul territorio di quella architettura di welfare necessaria per accompagnare un solido processo di riconoscimento ed inclusione sociale degli stranieri sul territorio.

La composizione di questo quadro di analisi è stata sviluppata utilizzando come principale base statistica la fonte Istat, che per la parte di indagine sulla condizione di integrazione, di diffusione dell’attività imprenditoriale, nonché, di lettura qualitativa dei dati è stata completata con le fonti Caritas, CNEL, Unioncamere, ABI, Italia Lavoro e MIPEX.

Rispetto alla scelta delle fonti, va subito precisato che è stato privilegiato un taglio di analisi in cui la rappresentazione quantitativa si limita esclusivamente alla popolazione censita e registrata sul territorio nazionale, rinunciando per questa via a qualunque tentativo di integrare il dato con stime sulla componente clandestina e/o occupata in modo irregolare.

Quella che verrà proposta nelle prossime pagine è quindi una fotografia ufficiale, che sul piano delle dimensioni ma anche delle criticità espresse dall’analisi delle condizioni socio-occupazionali, fa riferimento a quei soggetti a cui è stato riconosciuto il diritto alla presenza sul territorio, rinunciando per questa via ad una rappresentazione di quella componente che invece vive nella clandestinità e che partendo da questa posizione, come più volte riportato in letteratura ma anche dalle cronache, esprime le forme di degrado socio-occupazionali più gravi.

Stranieri nella regione Lazio: popolazione, lavoro, imprenditoria e welfare

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