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Il prodotto dell’artigianato artistico: il valore economico del lusso culturale

Nel corso degli ultimi anni, il lavoro artigiano è stato al centro di numerosi dibattiti e riflessioni. Da più parti è stata messa in luce la valenza economica e culturale che l’artigianato ha prodotto e produce nello sviluppo dei territori, valorizzando identità e tradizioni locali. Ma non di rado, la posizione attribuita a questo settore produttivo, nel quadro di più ampi processi di sviluppo economico, si è limitata a un’analisi di tipo “riduzionista”, che ha semplicemente contrapposto la dimensione artigiana a quella industriale, sganciando la lettura del fenomeno dalle ricadute che l’artigianato sta avendo rispetto al processo di crescita dei tessuti economici locali e (ancor più rilevante) al contributo che gli stessi territori con le proprie specificità possono offrire allo sviluppo dell’artigianato.

Da tale prospettiva, il territorio è stato reinterpretato come “forza produttiva”, come campo d’azione in cui è possibile rintracciare risorse decisive, specifiche condizioni di vita e di lavoro, conoscenze e linguaggi condivisi, possibilità di relazioni con altre imprese, servizi dedicati. Sul territorio si definiscono relazioni sempre più strette tra gli aspetti tecnico-economici e quelli sociali, culturali e istituzionali (Zanfrini, 2001; Garofalo, 2007). Il passaggio, ben noto a economisti e sociologi, si manifesta in concreto lungo la scala “globale vs. locale”. Se il processo di globalizzazione, con spinte contrastanti, ha agito nella direzione di un livellamento delle differenze, la nuova centralità assunta dalla dimensione locale ha dato valore alla diversità e spostato l’attenzione sul modo in cui la sfera locale si muove rispetto a processi più ampi, dando luogo a nuove formazioni e produzioni culturali.

L’artigianato (e l’artigianato artistico nello specifico) gioca un ruolo importante nel rapporto locale/globale. Soprattutto nelle località dense di storia, si autopropone come parte del patrimonio storico e culturale locale nel messaggio che veicola (Herzfeld 2004; Broccolini 2008), fondendo nel prodotto manualità e creatività attraverso l’utilizzo di materiali tradizionali e innovativi, trasferendo esperienza, fattore primario e fondante che rende il prodotto artigiano decisivo per la loro esistenza e riconoscibilità sul mercato. Le sfide che si prospettano dinanzi alla crescita del settore riguardano varie dimensioni. Come ricorda Bramanti (2012) toccano il nodo della trasmissione dei saperi (la figura del maestro artigiano, le esperienze di scuola–bottega, i disciplinari di settore, ecc.); quello della commercializzazione del prodotto (fiere specializzate, cataloghi anche multimediali, abbinamento a eventi significativi); quello della cultura che esprime, del genius loci sempre più parte integrante della promozione dei territori e delle strategie di marketing territoriale e di rivitalizzazione di interi sistemi locali.

Come per altre realtà regionali, anche in Campania l’attività artigianale è il portato di una storia secolare. Quella artistica, nello specifico, ha rappresentato (e rappresenta) una fonte molto importante per la ricostruzione dell’evoluzione economica e sociale del territorio: ricchezze, attività produttive, modalità di distribuzione dei prodotti sono aspetti del territorio che antropologi, storici, sociologi, economisti hanno ricostruito seguendo le tracce dello sviluppo storico dell’artigianato artistico in Campania è stato possibile ricostruire. Dalla lavorazione del corallo all’artigianato orafo, dalla seta all’arte dell’intarsio, dalla ceramica, all’arte presepiale, la quantità e la qualità dei prodotti artistici ha permesso a studiosi di varie discipline di ricostruire i mutamenti dei gusti e le esigenze delle comunità locali, le sensibilità artistiche e culturali degli abitanti, ripercorrere attraverso le diverse dominazioni come l’artigianato artistico campano abbia contribuito a promuovere nuovi insediamenti e la crescita delle comunità locali.

Lungo i secoli, in diverse aree della regione, si sono radicate specializzazioni che hanno trasferito all’interno del prodotto artistico tradizioni ancestrali, immagini e simboli della cultura locale, sedimentato un saper fare tecnico che ha legato la produzione artigianale al territorio, a specifici contesti sociali e culturali, a tecniche tramandate per via familiare o per apprendistato, secondo i canoni di un sapere non sempre formalizzato ed esplicito, ma a ogni modo radicato al contesto e alle condizioni tecniche, ecologiche e simboliche dentro cui si è sviluppato (D’Onofrio, Joulian 2006).

La storia contemporanea ha raccontato di una realtà regionale che nel corso dell’ultimo ventennio ha vissuto fasi alterne, risentendo in maniera considerevole dell’andamento instabile dei mercati e dei processi di mutamento che hanno interessato la dinamica dei consumi. La crescita delle piccole imprese artigiane e la ripresa dell’artigianato di bottega è stata riscontrata solo in anni più recenti grazie ad un percorso che ha spinto verso una graduale valorizzazione dell’artigianato artistico locale. La capacità di rinnovamento, la creatività individuale che contraddistingue questo tipo di produzione da quello di massa e seriale ha alimentato un bagaglio di competenze che (anche se non in tutti i settori) si è arricchito di elementi di innovazione (tecnologica, di contenuto e di processo) e ha rafforzato nell’immaginario collettivo l’idea che il lavoro artigianale porti alla definizione di un prodotto caratterizzato da unicità, singolarità, frutto di un lavoro che – riprendendo Sennett (1999) – si evolve continuamente e permette lo sviluppo di una maestria tecnica attraverso cui gli artigiani manifestano la padronanza che acquisiscono proprio nella ripetizione di determinati atti.

Dalla progettazione alla realizzazione del prodotto, i passaggi produttivi sono legati da creatività, manualità, uso esperto della strumentazione, delle tecnologie, e compongono un ciclo di lavoro che valorizza l’aspetto estetico e la dimensione creativa. L’oggetto prodotto veicola significati simbolici e non risponde a una logica prettamente funzionale. Anzi, esprime in se tradizioni e identità che legano l’oggetto al contesto territoriale e sociale in cui viene prodotto e di cui ne esprime tratti culturali (Angioni, 2007).

La catena del valore prende, dunque, avvio dalle capacità tecniche dell’artigiano, dalla sensibilità artistica che ha nel trasferire in un oggetto il richiamo alla storia e alla tradizione del contesto locale. Il sapere tecnico è un elemento imprescindibile nella composizione del valore economico del prodotto artigiano ma – al contempo – la capacità di renderlo visibile e di penetrare il mercato con l’idea/concetto che quel prodotto esprima “identità”, “tradizioni” e “singolarità” di un territorio, rappresenta un aspetto altrettanto centrale nella composizione del valore.

Innovazione e sostenibilità - Ares2.0

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