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L'occupazione del tessile-abbigliamento: un focus sull’Europa

Il ridimensionamento sperimentato dal tessile-abbigliamento in termini occupazionali, in anni recenti e meno recenti, è un elemento noto: da tale punto di vista, questo studio si limita ad aggiornare le informazioni in base ai più recenti dati disponibili (2012). Da 500 mila addetti del settore nel 2005 si è passati a 350 mila nel 2012: sono cifre che da sole illustrano in maniera estremamente efficace il processo di ristrutturazione in corso.

Un obiettivo appena più sofisticato della misura del ridimensionamento del settore, consiste nella verifica di alcuni caratteri del settore, e di come questi siano stati più o meno modificati dalla crisi ancora in corso.

A tale proposito, un elemento che emerge dall’analisi è senza dubbio l’attenuazione della caratterizzazione di genere (femminile) del settore tessile-abbigliamento. Un altro elemento è quello della riduzione relativa (oltre che assoluta) della qualifica “operai” tra i dipendenti regolari, anche se non si modifica sostanzialmente la quota di addetti impegnati direttamente nella produzione ed in attività manuali. Non necessariamente in rapporto alla crisi, cresce nel settore il peso delle professioni di tipo specialistico e tecnico, mentre diminuisce quella delle figure commerciali e della dirigenza e dell’imprenditoria.

Un ulteriore elemento è quello della riduzione della percentuale di addetti senza (almeno) un diploma. Per i dipendenti regolari si assiste (soprattutto nelle confezioni abbigliamento) poi ad una crescita della diffusione del part-time, non ristretta alla sola componente femminile.

Seppure in modo meno pronunciato, si tratta di tendenze che sono presenti anche nell’insieme degli altri comparti manifatturieri; e questo anche se i livelli occupazionali sono stati decisamente più stabili per quella parte del manifatturiero che ricade fuori dall’ambito delle Industrie della moda.

Specifico delle industrie della moda è il nuovo aumento, con la crisi, del lavoro irregolare, la cui percentuale tocca oggi i massimi rispetto all’ultimo ventennio.

Dal punto di vista degli equilibri territoriali la crisi non ha indotto modifiche drammatiche. Si è ridotto il peso di alcune grandi realtà regionali (la Lombardia nel tessile, ed il Veneto e la Campania nelle confezioni abbigliamento), ma ciò non ha modificato di molto le gerarchie regionali in termini di presenza nel settore.

L'occupazione del tessile-abbigliamento: un focus sull’Europa

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