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Lo sfruttamento degli stagionali agricoli - Siracusa

Siracusa è stata una delle prime province in Sicilia ad essere coinvolte dal fenomeno dell’immigrazione extracomunitaria. Sin dagli anni 70 con i primi arrivi dal nord africa la provincia ha svolto di fatto il ruolo di piattaforma di transito mediterranea dei migranti privi di permesso di soggiorno con destinazioni sia nazionali che europee.

Nonostante i continui ingressi, gli stranieri stanziali anche per le ridotte opportunità occupazionali offerte da un’economia locale che soffre da decenni le dinamiche di declino industriale dello storico grande polo energetico di Priolo-Gargallo, sono restati comunque in numero ridotto se confrontati con le altre aree del paese. La quota di popolazione straniera a fine 2009 rappresentava appena il 2,47% della popolazione totale, pari a un numero di cittadini stranieri di poco superiore a 10 mila persone.

Se i dati ufficiali relativi alla presenza di lavoratori stranieri regolari residenti non evidenziano le condizioni per l’insorgere di fenomeni di disagio sociale diffuso, i flussi stagionali, con una rilevante presenza di lavoratori clandestini, stanno determinando da alcuni anni fenomeni di esclusione anche gravi, sebbene fortunatamente ancora circoscritti.

Le stime degli osservatori locali indicano una presenza di stagionali (distribuita nell’arco delle stagioni produttive agricole) di almeno 2 mila persone straniere irregolari sotto il profilo del permesso di soggiorno. Il fenomeno è quindi ancora tutto sommato abbastanza contenuto soprattutto se si considera l’intera provincia.

In alcuni contesti, come ad esempio nel borgo di Cassibile la frazione di Siracusa che rappresenta il polo agricolo storico del capoluogo, nel periodo tardo primaverile e sino all’inizio dell’estate si registrano picchi di lavoratori stagionali che possono arrivare a 500 e più persone, in un numero che varia a seconda degli andamenti delle produzioni orticole. Si tratta di flussi non governati dalle istituzioni se non in chiave di risposta emergenziale, formati da migranti spesso senza permesso di soggiorno che subiscono da diversi anni ricorrenti e assai gravosi fenomeni di esclusione sociale, emergenze sanitarie e sfruttamento del lavoro in un crescendo di abusi che vanno dalla mera irregolarità contrattuale al caporalato per arrivare sino a forme di paraschiavitù.

La presenza di migranti soprattutto nelle fasi di picco della raccolta alimenta tensioni sociali con la popolazione residente che pure trae dalla presenza di tanti immigrati che prestano lavoro a basso costo le condizioni per la sopravvivenza stessa del debole comparto agricolo locale, creando al contempo un piccolo indotto che comunque contribuisce a sostenere l’economia del territorio.

Ricerca economica e Sociale Comunicazione Istituzionale - Ares2.0

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