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Il sommerso in Italia: peculiarità e mutamenti del fenomeno

Nell’analisi delle statistiche sul sommerso, un primo dato emblematico che restituisce uno spaccato del fenomeno in Italia è certamente quello che emerge dalla ricostruzione della numerosità dei lavoratori coinvolti e del tasso di irregolarità in una serie storica lunga.

Con questo esercizio, riportato nel grafico che segue, è possibile visualizzare almeno tre fatti di particolare significativa per cominciare ad aggiornare il quadro informativo sul fenomeno:

il primo è certamente che siamo in presenza di una disfunzione del mercato del lavoro che ancora persiste su livelli particolarmente alti. La fonte Istat stima infatti che nel 2010, ultimo dato disponibile, il numero di lavoratori vittime della trappola dell’irregolarità erano 2.959.000, un valore assoluto che riportato sull’intera platea dell’occupazione ci consegna un mercato del lavoro dove il 12,3% degli occupati è irregolare.

il secondo, riguarda l’evidenza di un rapporto diretto tra una grave crisi economico-finanziaria iniziata nel 2008 e l’uso di lavoro irregolare. Infatti, concentrando l’analisi della dinamica del sommerso sull’ultimo tratto della serie storica (2008-2010) è possibile visualizzare una nuova accelerazione del fenomeno sia in termini di valore assoluto che di frequenza. Indubbiamente, questa crescita del tasso di irregolarità, che in un triennio è passato dall’11,8% del 2008 al 12,3% del 2010 introduce almeno in parte a comportamenti di sostituzione di lavoro regolare con quelle tipologia di lavoro che in forma illegale garantiscono un vantaggio di costo e di flessibilità.

Il terzo, è che ancora una volta trova conferma una tesi secondo cui quello dell’irregolarità è un fenomeno che in Italia ha prevalentemente natura strutturale. La ricostruzione storica del sommerso in un periodo lungo che va dal 1990 ad oggi, pur registrando delle oscillazioni1, segna una sostanziale anelasticità ai molti cambiamenti che hanno coinvolto il paese negli ultimi 20 anni.

Quello del sommerso, come sarà ancora più evidente dalle statistiche disponibili nelle prossime pagine, sembrerebbe quindi essere un fenomeno che muta pelle seguendo i principali cambiamenti che hanno caratterizzato il nostro paese sia sul fronte dell’assetto produttivo settoriale (emblematico è il processo di terziarizzazione dell’irregolarità) sia sul fronte dei continui cambiamenti del mercato del lavoro nella direzione di un assetto in cui progrediscono le molteplici forme di atipicità.

Unità di lavoro irregolari e tasso di irregolarità nel periodo 1990-2010

 

Un esempio del paradosso di una irregolarità che
cui si orienta l’economia ed il mercato del lavoro
almeno sino ad oggi un reale percorso di ridimensionamento è quello che ci restituisce il confronto, sempre nel lungo periodo 1990-2010, di dinamica e livello di diffusione del fenomeno tra dipendenti ed indipendenti.

Svolgendo questo esercizio, si scopre che la scelta di policy verso una architettura del mercato del lavoro che fosse maggiormente capace di cogliere le nuove esigenze di una economia sempre più globalizzata, in continua evoluzione e ad elevato contenuto di servizi, se non si può escludere si sposta nella direzione in senza mai aver intrapreso che abbia contribuito ad innalzare il posizionamento competitivo delle imprese, si può certamente escludere che possa aver contribuito in termini di contrasto all’irregolarità.

A questo proposito le cifre del confronto tra dipendenti ed indipendenti vanno in una direzione inequivocabile, ossia, di un sommerso che cresce in misura esponenziale proprio all’interno di quelle tipologie riconducibili all’area delle nuove forme di lavoro mentre regredisce nell’area più tradizionale.

In altre parole, la dinamica divergente tra dipendenti ed indipendenti ci consegna almeno tre elementi su cui avviare una riflessione che potrebbe essere utile per aggiornare la strumentazione di contrasto al sommerso attualmente disponibile:

in primo luogo è evidente che quello del sommerso è un fenomeno che si è rivelato resistente anche all’introduzione di dosi massicce di flessibilità sul lavoro;

in secondo luogo, azioni di policy che vanno nella direzione della competitività sono certamente contributi utili e necessari ma non possono essere considerati sufficienti per attivare processi virtuosi nella direzione del superamento del sommerso.

ultimo elemento è che in contesti dove è rilevante la componente dell’economia che opera adottando comportamenti non regolari, la scelta di policy di superare quelle che possono essere considerate condizioni di rigidità regolativa, rischia di attivare nuove forme di irregolarità che diminuiscono l’effettivo beneficio di competitività offerto a quella parte del sistema che opera nella legalità.

Ricerca economica e Sociale Comunicazione Istituzionale - Ares2.0

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