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Il settore energia gas acqua la Lombardia

Quello delle utilities rappresenta oggi uno dei settori più dinamici ed in rapido cambiamento. Qualunque ragionamento su tale settore non può prescindere da una considerazione ineludibile che orienta la lettura del presente e la definizione degli scenari futuri. E’, infatti, in crisi il modello, ereditato da un lungo periodo di crescita dei consumi – con mercati sostanzialmente bloccati da operatori monopolisti – fondato sull’utilizzo di risorse non rinnovabili, con poche grandi centrali che, dalla periferia al centro, portavano energia e gas.

Un settore poco abituato ai cambiamenti, immutato anche nelle tecnologie di produzione, che ha dovuto misurarsi con la prospettiva di una stabilizzazione o di una riduzione dei consumi, in un quadro che a seguito delle liberalizzazioni è segnato dall’apertura dei mercati e dall’impatto dirompente dell’impiego delle fonti rinnovabili che ha cambiato e cambierà il settore delle utilities in modo irreversibile.

Negli ultimi anni, dapprima con gradualità e con un certo ritardo rispetto al quadro continentale, poi con maggiore evidenza, si è assistito, infatti, ad un progressivo incedere di trasformazioni, tra loro intimamente connesse, che hanno modificato il quadro regolatorio e stanno rapidamente delineando una nuova gerarchia nell’utilizzo delle fonti energetiche. Ciò avviene in un contesto segnato dalla riduzione dei consumi di energia elettrica e gas, accentuata dall’incedere delle crisi economica, e dalla previsione di una loro stabilizzazione nel medio periodo.

Non può certo sfuggire, come il sovrapporsi e l’intrecciarsi di questi fattori costituisca oggi uno scenario nuovo destinato a produrre ulteriori trasformazioni. Giova pertanto richiamare brevemente, i termini nei quali, in questo scenario di profonda crisi economica, si dispiega l’effetto congiunto di tali fattori.

Le vendite di energia elettrica, dal 2008 ad oggi, in Volumi (GWh), si sono contratte del 5%, con un quadro di previsione che, secondo le analisi di Accenture e Agici, vede la domanda di energia rimanere stabile in Europa, da qui al 2030. Analogamente, sempre nello stesso periodo le vendite di gas hanno subito una contrazione del 4%.

Diverso è il caso del settore idrico, il quale presenta alcune peculiarità che lo distinguono dal sistema energetico; qui infatti i dati dell’autorità descrivono un incremento dei consumi: +1,2% negli ultimi 10 anni, con un’ulteriore previsione di crescita del 4,4% entro il 2020, nonostante un livello di consumi procapite superiore alla media europea (92 metri cubi annui per abitante in Italia contro 85 metri cubi nella media UE).

Dopo un avvio stentato, l’effetto delle liberalizzazioni3 inizia a produrre effetti tangibili, almeno sul piano della apertura dei mercati, anche se la liberalizzazione dell’energia viaggia a due velocità: con maggiore efficienza nel settore elettrico, già aperto alla concorrenza e maggiori resistenze e difficoltà nel settore del gas. Le forti asimmetrie fra il mercato elettrico e quello del gas, le cui recenti riforme4 sembrano però introdurre ad una prospettiva di ulteriore apertura, trovano una loro rappresentazione nel livello di concentrazione sugli operatori ex monopolisti: ENI detiene una quota del 41% delle immissioni del gas sul mercato nazionale, mentre nel settore elettrico, la quota nazionale dell’ex operatore dominate ENEL si è ridotta progressivamente al 26% dei volumi prodotti; mercato quest’ultimo in cui si sono fatti strada nuovi operatori che hanno indotto anche un aumento e una diversificazione della produzione. Anche in questo caso, come vedremo di seguito, il settore idrico, per quell’insieme di ragioni che hanno trovato sintesi nel referendum del 2011, segue una sua direttrice di sviluppo divergente dagli altri comparti.

Va tuttavia osservato che, nonostante le misure di liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica e del gas – che dovrebbero portare vantaggi in termini di convenienza sia ai consumatori che alle imprese – i costi dell’elettricità nel nostro Paese restano tra i più elevati del continente.

È quanto emerge da un rapporto della Commissione europea sul settore dell’energia: l’Italia è la sesta nazione con il prezzo agli utenti più elevato. La media europea è di circa 17 centesimi di euro al kWh, mentre in Italia supera i 20 centesimi. Uno scarto non indifferente che, nel settore dell’industria, cresce ancor di più, con oltre 22 centesimi al kWh a fronte di una media di circa 15 centesimi e un impatto negativo sulla competitività di molte imprese. Anche parlando di gas la situazione non varia: l’Italia resta tra i paesi con il prezzo più elevato.

In un quadro come quello delineato, di riduzione o al più di stabilità dei consumi energetici – sotto la spinta dell’apertura dei mercati alla concorrenza – un aspetto determinate delle trasformazione nel sistema energia è legato all’incremento del ruolo delle fonti rinnovabili che, nel 2011, rappresentano il terzo settore di approvvigionamento energetico dopo il petrolio e il gas e coprono quasi un quarto del Consumo interno lordo di energia del settore elettrico.

Va detto che in Italia la fonte principale per la produzione di energia elettrica rinnovabile rimane l’idroelettrico, con il 55% del totale; la sua quota appare oggi però in forte calo se si considera che nel 2010 rappresentava oltre il 66% dell’energia “verde”. Le bioenergie (biomasse solide, biogas e bioliquidi) rappresentano la seconda fonte nella generazione di energie elettriche rinnovabili, con una quota pari al 13%, di poco superiore a quella del solare fotovoltaico (12,7%) e dell’eolico (12%), mentre il contributo delle fonti geotermiche rimane al di sotto del 7%. Complessivamente, nel 2011, le “nuove” fonti rinnovabili (solare, eolico e bioenergia) rappresentano quasi il 40% di tutta l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e oltre il 9% di tutto il Consumo interno lordo elettrico.

In grande espansione è la produzione fotovoltaica, cresciuta di oltre cinque volte tra il 2010 e il 2011, un balzo dovuto all’enorme crescita della potenza installata, che fa oggi dell’Italia il primo mercato fotovoltaico al mondo e il secondo parco fotovoltaico della UE. Ma, nel confronto con l’anno precedente, in rapida crescita sono anche le altre rinnovabili di seconda generazione: bioenergie (+28%) ed eolico (+18%), con l’Italia al terzo posto nella UE per potenza installata. Per quanto riguarda il solare termico si stimano quasi 3 milioni di metri quadri di capacità installata, rappresentando il quarto parco solare nella UE e con ampi margini di crescita, poiché l’Italia è al 14° posto in termini di potenza installata per abitante.

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