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Formazione come fattore di sviluppo del sistema moda

L’obiettivo in questo progetto, è l’analisi dell’evoluzione della funzione strategica della conoscenza, con un focus sul sistema moda. Partendo da questo esame, verrà proposta una lettura dei punti di forza e criticità dello stesso sistema moda rispetto al vincolo di una intensificazione dell’impegno di tutti i protagonisti del settore. Va precisato che in questo percorso di ricerca, pur affermandone l’importanza, si è scelto di non affrontare anche il complesso tema della valutazione e certificazione delle competenze, che sarà oggetto di un nuovo manuale.

Con questa prospettiva, ed anticipando quanto verrà approfondito nel prossimo capitolo, è utile ricordare che il TAC da alcuni anni vive un processo di straordinaria evoluzione, chiamato a misurarsi con gli effetti della globalizzazione, i mutamenti culturali, l’evoluzione tecnologica ed, in tempi più recenti, con la crisi finanziaria che grava su tutto il sistema produttivo.

Nel merito, il quadro che si va delineando è quello di un comparto moda che, pur continuando ad essere fortemente radicato nella sua dimensione manifatturiera, avanza nella direzione di una valorizzazione del prodotto, in cui devono necessariamente convivere la più tradizionale qualità tecnica con sempre più avanzati contenuti culturali – emozionali ed estetici, il superamento delle strategie tradizionali di marketing e commerciali; l’accesso a modelli organizzativi sempre più complessi e funzionali ai nuovi scenari e vincoli di competitività, il processo di estensione oltre i confini nazionali, ed infine, una crescente intensità tecnologica.

Un quadro complesso che inevitabilmente grava sulle funzioni professionali coinvolte e che deve trovare una risposta all’interno di una architettura più generale dell’offerta formativa, in cui convivono tesi ed approcci in continua evoluzione, che condizionano i percorsi più specifici intrapresi dalle imprese.

Ed è per questo motivo che, prima di entrare nel vivo del nostro obiettivo di progetto che è quello di approfondire l’esperienza formativa nel settore moda, è stata fatta la scelta di ripercorrere alcuni importanti snodi del pensiero scientifico su questo fondamentale tema delle competenze e della formazione.

A questo riguardo, grazie ad un contributo convergente del filone di analisi sia delle scienze della formazione sia delle scienze economiche, negli ultimi due decenni si consuma e si consolida un radicale mutamento nella funzione sociale ed economica riconosciuta al fattore competenze ed allo strumento della formazione.

L’orientamento su cui si converge è infatti quello dell’affermazione del capitale umano come fattore centrale per un avanzamento sia nel processo di coesione sociale, sia nel processo di rafforzamento del posizionamento competitivo delle imprese. Ciò che emerge è quindi la convinzione diffusa di vivere in un sistema economico e sociale “knoweldge based” in cui, da un lato, l’innovazione e la crescita economica, e dall’altro, l’occupazione e la coesione sociale, tendono ad essere sempre più legate alla disponibilità di competenze e di capacità.

In questo nuovo quadro, in cui si consuma il passaggio verso una “società della conoscenza”, il capitale umano diventa il principale fattore di innovazione, produttività, competitività e qualità del lavoro. La prospettiva, intrapresa in modo deciso anche in ambito Comunitario, diventa quindi quella di promuovere una politica formativa attenta alle esigenze del settore imprenditoriale, capace di interpretare e di anticipare i fabbisogni professionali emergenti nel sistema produttivo e di qualificare tempestivamente i lavoratori per favorire crescita occupazionale ed inserimento sociale. Ad andare nella direzione del riconoscimento del ruolo strategico della conoscenza, rispetto agli obiettivi di produttività e sviluppo, è il numero sempre più ampio di attori economici coinvolti. Tale tendenza trova conferma nell’accesso sempre più diffuso alle pratiche di “knowledge management” (KM) cioè di gestione della conoscenza che – da elemento secondario dell’organizzazione e per lungo tempo ritenuto rilevante solo per le grandi imprese o per le imprese “knowledge intensive” – attualmente è considerato fattore centrale anche per molte imprese di piccola dimensione e per molte imprese che operano nei cosiddetti settori “low tech” e a basso contenuto di ricerca.

Naturalmente, questa centralità della “politica dei saperi” ha portato alla proliferazione di modelli finalizzati a reinterpretare e declinare il concetto di conoscenza e le forme con cui alimentarne l’acquisizione. Punto centrale e condiviso di questa elaborazione è stato certamente il superamento della visione taylorista della formazione, ossia, di quella visione tradizionale che limita la competenza esclusivamente al saper fare tecnico, puntando invece ad allargare i confini verso un nuovo approccio che ha come obiettivo, quello di fornire al lavoratore la capacità di appropriarsi del senso complessivo della sua azione.

In altri termini, ad un’idea di organizzazione aziendale gerarchica, in cui si identificano azioni professionali precise su cui il lavoratore dovrà esprimere il suo sapere (modello taylorista), si sostituisce un modello aziendale di responsabilità diffusa che impone a tutti gli operatori la capacità di interagire, assumere decisioni e risolvere problemi, capacità questa che inevitabilmente richiede un impegno conoscitivo, che non si può esaurire solo su un livello strettamente tecnico.

Questo secondo modello, definito in letteratura post-taylorista, considera quindi tutti i lavoratori come attori aziendali, che per svolgere a pieno la proprie funzioni, oltre a dover esprimere una capacità tecnica coerente con le mansioni affidate, dovranno sviluppare una visione complessiva dell’azienda sul piano strategico ed organizzativo tale da garantire comportamenti e decisioni coerenti al più generale obiettivo di produttività e sviluppo.

Ricerca economica e Sociale Comunicazione Istituzionale - Ares2.0

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